martedì 9 marzo 2021

La città del 10

Cari lettori, 

Maestra Federica e Bruco Maisazio hanno deciso 
di intraprendere un lungo viaggio verso la città del 10!
Un modo alternativo e divertente per capire il concetto di decina. 
👉La città del 10




















martedì 2 marzo 2021

123 Animal Yoga

Storia tratta dal libro 123 Animal Yoga!

Un modo per ripassare i numeri e allenarsi in maniera divertente imitando gli animali! 


lunedì 1 marzo 2021

Il Bruco Maisazio e gli amici dei numeri

Cari lettori, 
qui trovate le slides per spiegare ai vostri alunni i numeri fino al 9 e come si formano.
Tutto questo 
attraverso la storia del Bruco MaiSazio. 

Maestra Federica




































Le regole durante le lezioni in Meet

Cari lettori, 

ebbene si, siamo tornati in Didattica a Distanza.
Quest'anno ho la classe prima, potete immaginare l'ansia che avevo oggi alla prima lezione in Meet. Nonostante ciò, ritengo che sia andata abbastanza bene. Ho strutturato la lezione dividendola in due parti: 
-i primi 20 minuti li ho dedicati alle regole da rispettare durante le lezioni in Meet;
-gli ultimi 40 minuti abbiamo ripassato gli amici dei numeri fino al 9 attraverso una presentazione power point e con un gioco su LearningApps. 
Qui potete trovare le slides sulle regole . 

P.S. Le regole durante le lezione in Meet è stata un'idea della mia cara collega Silvia Corigliano che aveva proposto lo scorso anno con la sua classe, io ho solo cambiato qualcosina per adattarlo alla mia classe. 

In bocca al lupo a tutti quelli che hanno ripreso con la DAD.




martedì 19 gennaio 2021

Diario di un'insegnante alle prime armi#4 Grazie Daniela Lucangeli

Questo articolo doveva essere su come ho spiegato i numeri ai miei alunni ma in questi giorni ho terminato di leggere il libro "A mente accesa" di Daniela Lucangeli.

La cosa che mi ha colpito di questo libro è di come le emozioni influiscono sul nostro apprendimento: una cosa che ho sempre “sperimentato” durante miei anni di studio e che mai avevo preso consapevolezza. Solo oggi riesco a guardarmi e riesco a comprendere alcuni dei miei fallimenti a scuola, all’università. Mi rendo conto di quanto la mia emotività, la mia sensibilità sono state un ostacolo durante gli anni di studio e certe volte sono state un supporto. 

All’infanzia ero una bambina tranquilla, serena. Non ricordo di aver provato particolari sentimenti ed emozioni negative. Quando i miei amici litigavano cercavo di farli ragionare.
Ricordo che alla primaria, credo in terza, la mia maestra di Italiano ci chiese di compilare la scheda sul libro che avevamo letto durante le vacanze. Ovviamente ognuno di noi aveva scelto un libro diverso e doveva citare il titolo, l’autore e scrivere un breve riassunto. Avevamo mezz’ora o un’ora di tempo, non ho ricordi molto nitidi, ma ho impresso di come fossi in ansia e iniziavo a guardare sul foglio del mio compagno accanto. Stupido, vero? Anche perché i nostri libri erano diversi. Non riesco ancora a capire del perché in quel momento non ho pensato di alzare la mano e dire che non riuscivo a scrivere niente, ho solo aspettato che finisse il tempo e alla fine mi sono trovata una X grande su tutta la pagina.

Sempre in quegli anni, un giorno, tutti i miei compagni si beccarono una punizione perché non avevano svolto un esercizio di matematica per casa, a parte me e un'altra compagna. In quel momento, non so perché, avevo dato per scontato che anch’io fossi in punizione, nonostante avessi svolto i compiti correttamente. Ovviamente l’insegnante mi dice in maniera carina che io non dovevo subire la punizione e che potevo fare un disegno libero mentre aspettavo che i miei compagni la scontassero. Ricordo perfettamente che il pomeriggio prima mio nonno mi aveva stressato per farmi svolgere quel compito come diceva lui e io non ero d’accordo sullo svolgimento. Ecco: se avessi seguito il mio istinto, quel giorno mi sarei beccata anch’io quella punizione. Forse per questo mi era scattata l’idea che la dovessi scontare anch’io, in fondo avevo fatto bene quel compito solo grazie a mio nonno.

Alle scuole medie è stato un casino. Ho iniziato l’anno subendo episodi di bullismo. Ho passato giorni in cui non avevo nessuna voglia di andare a scuola, mi sentivo brutta, stupida e volevo solo sparire. All’inizio non dissi niente ai miei genitori, mi vedevano tornare spesso a casa piangendo. Dopo un mese in cui mi nascondevano zaino, diario, mi minacciavano di picchiarmi, mi prendevano in giro per come mi vestivo o mi comportavo, un giorno come gli altri, andai a scuola come al mio solito, armata di pazienza e pronta a cercare di difendermi, e vidi tutti i miei compagni avvicinarsi a me chiedendomi scusa per come si fossero comportati, dicendomi che non ero io quella sbagliata. 

Se penso alla mia vita in quegli anni, faceva veramente schifo. Ovviamente era il periodo adolescenziale, credo che tutti non abbiamo dei ricordi positivi dell'adolescenza.

Purtroppo matematica è sempre stata una disciplina in cui ho riscontrato delle difficoltà nell'apprenderla e spiegarla. 
Durante gli esami all'università avevo l'ansia perenne. Mi impegnavo tantissimo, chiedevo aiuto alle mie colleghe, andavo anche a fare lezione privatamente pur di vivere serenamente gli esami, ma sono cresciuta con la convinzione di non essere brava in questa materia. 
Mi sono sempre sentita più affine a materie come geografia, arte, musica, letteratura. Ricordo che al liceo, nelle materie come Inglese, Spagnolo e Francese, nel momento in cui dovevo studiare la letteratura, prendevo sempre voti altissimi e solo una volta ho preso un 6 e mezzo in un compito su Tristano e Isotta in Francese. Ricordo perfettamente che ho guardato la mia professoressa e le ho detto "E' impossibile che lei mi abbia messo 6 e mezzo." Arrogante da parte mia, ma non riuscivo a credere che mi avesse messo quel voto. La letteratura mi aveva e ha sempre affascinato e la studiavo molto volentieri e la storia di Tristano e Isotta mi aveva appassionato. Avevo letto libri e visto tutti i film. Insomma, ero preparatissima e il mio francese, a quel tempo, era abbastanza buono. Insomma, quel voto basso era dovuto al mio "troppo coinvolgimento emotivo" rispetto al compito. Mi ero lasciata troppo andare perdendo di vista la vera consegna di quella verifica. 

Tutto ciò per dire, che sono cresciuta con la convinzione di essere brava solo in alcune materie, anche se poi durante l'università sono cresciuta con l'idea di non essere mai abbastanza brava. 
(Faccio una premessa: ovviamente i miei genitori mi hanno sempre sostenuto e non hanno "alimentato" questo mio "malessere". Anzi, credo che siano molto fieri di me.)

Ho sempre ritenuto le mie colleghe più intelligenti e brave di me. Magari l'unica cosa in cui mi sentivo brava era quella di riuscire a combinare tutte le mie passioni per progettare lezioni. Ma mi sentivo sempre un gradino in basso rispetto alle mie compagne di corso.
Ricordo perfettamente la mia sensazione di quando dovevo preparare una progettazione da presentare all'esame, eppure, nonostante ci mettessi completamente me stessa, mi sono sentita dire che non era mai abbastanza. Come pretendete che cresciamo? Come pretendete che insegniamo? 

 Durante il liceo mi sono sentita dire da professori che non sarei mai riuscita a fare l'università e non mi sarei mai laureata, eppure eccomi qui a fare l’insegnante alla primaria di Minerbio. Capite perché sono diventata insegnante? Per dimostrare che io ce l'ho fatta. 

Dico sempre che grazie all’università ho ritrovato me stessa. Sono finalmente la persona che ho sempre desiderato di poter diventare.

Cerco ogni benedetto giorno di farmi un'analisi su me stessa su come insegno, su come mi relaziono con i miei alunni e la risposta è quasi spesso "Non mi piaccio." E' un pensiero che ho sviluppato quest'anno, credo perché pretendo un po' di più da me stessa.
Mi sento sempre come se non riuscissi a dare e mostrare veramente me stessa. 
Per non parlare di questa pandemia, scusate ma per quanto abbia cercato i primi mesi di trovare sempre il positivo in una situazione così drammatica, dopo un anno in cui non possiamo abbracciare i nostri cari, sentiamo notizie di persone che muoiono da un giorno all'altro per colpa di questo virus, l'energia si esaurisce. Credo che siamo giustificati se non riusciamo a dare 100 tutti i giorni e riusciamo dare un giorno 70, un giorno 50 e giorni addirittura 20. Siamo giustificati perché stiamo combattendo ogni giorno per la nostra sanità mentale e fisica. 
Arriveranno sicuramente momenti migliori. Credo che abbiamo così tanta poca energia in questo periodo che non ha senso sprecarla con discussioni o accanimenti. Dovremmo utilizzarla per trasmettere ai nostri alunni la fiducia che riponiamo in loro e soprattutto per essere più indulgenti con noi stessi.
Grazie Daniela Lucangeli che con i tuoi libri sto ritrovando un po' me stessa, sia come persona che come docente.






martedì 1 dicembre 2020

CODING O NON CODING?


Questo doveva essere un "articolo", così chiamiamolo, sul coding, ma come al mio solito mi sono fatta trascinare e sono subentrate considerazioni emotive rispetto al nostro lavoro da docente. 

Credo che alcuni di noi ci siamo chiesti se in prima fosse opportuno iniziare con il coding
Sono sempre stata pro rispetto a questo argomento, l'unica mia preoccupazione era che non riuscissi a spiegarlo in una maniera "corretta."
Ho avuto suggerimenti contrastanti e non sapevo assolutamente come iniziare. 
Alla fine ho seguito la pancia (come direbbe un mio caro amico:
SEGUI LA PANCIA). 
Ultimamente nelle mie scelte di vita ho evitato di seguire la pancia e ho fatto scelte abbastanza razionali, ma in realtà, in fondo, non sono così.
Sono una persona istintiva, irrazionale, ma penso che quando si cresce si inizia a guardare le situazioni, le cose da diverse prospettive, da angolazioni diverse e si cerca di prendere la scelta più "bilanciata", 
che non sia né razionale, né irrazionale. 
Avevo bisogno di "ritrovare" me stessa come docente, perciò, ho fatto quello che mi riesce meglio: essere me stessa. 

Innanzitutto, partiamo da cos'è il CODING.

Il coding è come se fosse una nuova lingua che permette di “dialogare” con il computer per assegnargli dei compiti e dei comandi in modo semplice.

Aiuta ad usare la logica, a risolvere problemi e a sviluppare il “pensiero computazionale”, un processo logico-creativo che consente di scomporre un problema complesso in diverse parti, per affrontarlo un pezzetto alla volta, così da risolvere il problema generale. 

Per queste motivazioni ho voluto introdurre il coding nelle mie materie di studio, le quali sono: MATEMATICA, SCIENZE, TECNOLOGIA, GEOGRAFIA, 
INGLESE, EDUCAZIONE FISICA. 
A parte Inglese, che seguo principalmente un programma a parte, tutte le altre materie sono connesse da questo "progetto". 
In Matematica aiuta a sviluppare appunto la logica, il ragionamento e siamo comunque a stretto contatto con la numerazione. 
In Geografia si percepisce meglio la concezione di spazio, si cerca di consolidare i concetti topologici. 
Educazione fisica per il movimento, per fare percorsi, per rispettare delle regole e delle indicazioni. 
Tecnologia per imparare ad approcciare con i primi software, con i primi "robot" come la bee-bot. 
Scienze sembra un argomento distante, invece non è così. Ho sfruttato la conoscenza dei cinque sensi per permettere ai bambini stessi di costruire dei percorsi in base a quello che hanno potuto vedere, sentire, toccare. Ma comunque permette loro di iniziare ad approcciare con il metodo scientifico, di osservare una data situazione, di doversi porre delle domande, formulare delle ipotesi e provare a fare degli "esperimenti" per verificare se le proprie deduzioni sono corrette. 
E quindi niente, dover aver visto i risultati che sto ottenendo con i miei studenti, dopo che vedo l'entusiasmo nei loro occhi quando porto la bee-bot in classe, quando vedo i loro elaborati sui percorsi, mi dico di aver fatto la scelta giusta. 
Sicuramente ho tanto da imparare, troppo. Ho ancora tanto da studiare, ma spero di non perdere mai l'entusiasmo che provo nell'insegnare ai miei alunni.

Perciò se se avete dubbi su qualcosa, SEGUITE LA PANCIA e fate quello che ritenete più giusto per voi e per i bambini. 
Se sbaglierete non importa, vi fermerete e ricomincerete da dove avete sbagliato. 
Prima di essere insegnanti siamo umani e possiamo sbagliare.
Abbiamo un ruolo molto importante nella società: formare le generazioni future (su questo sicuramente scriverò un altro articolo a parte).  
Gli studenti hanno bisogno di avere insegnanti che credono in se stessi e in loro, hanno bisogno di relazionarsi con docenti che amano il proprio lavoro, che si amano e amano i propri allievi. 
Cerchiamo di essere insegnanti con un pensiero critico verso noi stessi e verso gli altri solo quando è necessario, cerchiamo di comprendere quand'è il momento di fermarsi e riprendere da un punto e il momento di fare quel salto più avanti, ma rispettatevi sempre e se credete in qualcosa portatela avanti. 

Brattoli teacher














 

martedì 10 novembre 2020

In viaggio con Maestra Federica e Bruco Maisazio - Episodio 1

Questo è un video per la Didattica Digitale Integrata

Con i bambini stiamo affrontando il coding perciò ho deciso di proporre un format simile allo scorso anno che consiste in una serie di episodi sul tema viaggio per poi riadattarlo in classe con percorsi coding

Gli studenti hanno portato delle foto di luoghi che hanno visitato, perciò faremo finta di fare questo viaggio percorrendo questi posti. 

Quest'anno avremo come compagno di viaggio il Bruco Maisazio, che ci sta accompagnando in tutte le attività, principalmente in quelle di Matematica. Saremo aiutati anche dall'ape BEE-BOT

Le foto verranno plastificate per poi assemblarle e costruire un percorso. Per percorrerlo useremo appunto la bee-bot, poi saranno i bambini stessi a percorrerli.  
Faremo finta di fare un viaggio che ci permetterà di visitare tutti i luoghi delle foto portate dagli alunni. 

👉1° EPISODIO